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La spiaggia sotterranea creata da un pezzo di Luna

sinkhole oman flickr juozas salna 4 

 

 

Non è solo un posto unico al mondo che lascia senza fiato i turisti; il fascino dell' oasi di Sinkhole di Bimmah,detta anche anche Dibab, una dolina carsica con una larghezza di 40 metri in cui si nasconde dell’acqua cristallina dal colore verde smeraldo, è arricchito dal mistero che regna sulla sua genesi.

Si racconta infatti come sia stata creata dall'impatto di un meteorite caduto sulla terra proveniente dalla Luna che formò la cavità chiamata "Bait al Afreet" ovvero la Casa del Diavolo. 

La Stampa, in questo articolo,  riporta il mistero in superfice accreditando la tesi del meteorite ma soprattutto dando visibilità a questo luogo spettacolare.

Yemen: l’Oman cede alle pressioni dell’Arabia Saudita

 

Per evitare l’isolamento nel Consiglio di Cooperazione del Golfo Muscat accetta di congelare le relazioni con Teheran. Intanto i ribelli Houthi potrebbero ricevere rinforzi dalle milizie sciite irachene.
È stata chiamata “Golden Spear” l’ultima operazione militare con cui le forze governative yemenite puntano a riprendere il controllo delle aree in mano ai ribelli sciiti Houti situate lungo i 450 chilometri di coste occidentali bagnate dal Mar Rosso. L’offensiva, supportata dai caccia e dalle navi da guerra della coalizione arabo-sunnita guidata dall’Arabia Saudita, è scattata il 7 gennaio nel distretto nord-occidentale di Dhubab, a circa 30 km a nord rispetto allo strategico stretto di Bab al-Mandab. Il primo bilancio fornito da fonti militari locali è al momento di oltre 50 ribelli uccisi.yemenI governativi sperano di invertire la tendenza di una campagna militare che, nonostante il dispiegamento di forze nettamente in loro favore, è stata finora fallimentare. Con il sostegno dell’Iran e delle milizie fedeli all’ex presidente Saleh, gli Houthi controllano infatti ad oggi la capitale Sanaa, Saada e le altre province del nord e buona parte della provincia sud-occidentale Taez. Secondo fonti di intelligence attendibili, potrebbero inoltre ricevere presto rinforzi dalle Forze di Mobilitazione Popolare sciite irachene (Al Hashd Al Shabbi), anche se la priorità al momento resta la liberazione di Mosul dallo Stato Islamico. Dove non ci sono gli Houthi, avanzano invece AQAP (Al Qaeda nella Penisola Araba) e la filiale locale dello Stato Islamico IS-Y (Islamic State in Yemen).
Eppure, secondo diversi analisti, se la guerra si sta rivelando un pantano per la coalizione arabo-sunnita ciò è dovuto principalmente alle divisioni interne al fronte anti-sciita.
Gli Emirati Arabi Uniti, principale potenza insieme all’Arabia Saudita in appoggio al deposto presidente Hadi – confinato ormai da mesi tra Riad e Aden dove ha ormai stabilmente sede il suo esecutivo – temono che in questa fase nell’area filogovernativa finisca per avere peso eccessivo il partito Al-Islah, legato ai Fratelli Musulmani. Mentre a sud stanno ormai prevalendo le spinte dei separatisti che chiedono la formazione di uno Stato autonomo con capitale Aden, come ai tempi della Repubblica Democratica Popolare dello Yemen sciolta a seguito dell’unificazione del Paese nel 1990.
Dopo ventidue mesi di conflitto, sette cessate il fuoco falliti, più di 7.300 morti – di cui quasi 1.400 bambini come denunciato da Nazioni Unite e Unicef – la comunità internazionale non sembra avere né la forza né l’interesse per imporre la fine delle ostilità a chi dall’esterno alimenta questa guerra, vale a dire Arabia Saudita e Iran.

Le condizioni poste da Riad a Muscat
Nel silenzio dei suoi alleati e partner economici occidentali – Stati Uniti e Regno Unito in primis – Riad continua a sganciare bombe sulle città in mano agli Houthi. Le ultime il 10 gennaio hanno centrato una scuola elementare nel nord del Paese, ad al-Falah nel distretto di Nihm, circa 53 chilometri a nord-ovest rispetto a Sanaa, uccidendo almeno 5 persone. Potenza di fuoco da una parte e strapotere economico dall’altro con cui i sauditi, dopo mesi di pressione diplomatica, stanno adesso riuscendo a piegare al proprio volere anche l’Oman, l’unico dei Paesi della regione non allineato alla sua posizione.
Il 29 dicembre Muscat ha annunciato di essere pronta a entrare a far parte ufficialmente dell’IMAFT (Islamic Military Alliance to Fight Terrorism), coalizione militare istituita nel dicembre del 2015 dall’Arabia Saudita formalmente per combattere i gruppi jihadisti nella regione, ma di fatto finalizzata a fare da contrappeso all’Iran e alle altre forze sciite in Medio Oriente.salman bin I negoziati sono stati seguiti direttamente dal sultano dell’Oman Qaboos Bin Said, nonostante il suo precario stato di salute, dal vice principe ereditario e ministro della Difesa Mohammed Bin Salman per i sauditi, e mediati dall’emiro del Kuwait Sabah al Ahmad al Sabah.
Riad è riuscita a ottenere l’intesa minacciando di espellere l’Oman dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, il che avrebbe isolato il Paese limitando fortemente gli scambi commerciali con gli altri membri dell’organizzazione (Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar) nella regione. Per avere la meglio l’Arabia Saudita si è inoltre detta pronta a fare pressione su Abu Dhabi per impedire la realizzazione di un tratto di pipeline lungo il territorio degli Emirati Arabi su cui Iran e Oman stanno investendo per lo scambio di forniture energetiche.Posto di fronte a queste condizioni, il neutrale Oman – conosciuto per la sua storica equidistanza rispetto alle potenze regionali come la Svizzera del Medio Oriente – non ha potuto far altro che cedere.
Oltre a entrare a far parte dell’IMAFT, allenterà i rapporti con Teheran – almeno formalmente – e rafforzerà i controlli lungo i confini che condivide con lo Yemen, in particolare nel governatorato del Dhodar dove, secondo i sauditi, negli ultimi mesi non ha impedito che carichi di armi provenienti dall’Iran arrivassero ai ribelli Houthi.
Grazie alla mediazione del Kuwait, l’Oman è comunque riuscito a ottenere qualcosa a proprio vantaggio. I suoi servizi di intelligence potranno supervisionare le operazioni della coalizione araba nei governatorati yemeniti di Al Mahra (confinante con l’Oman) e di Hadhramaut, dove finora hanno pressoché avuto mano libera gli Emirati Arabi. Muscat potrà dire la sua sull’intenzione di Abu Dhabi di formare una polizia locale e avrà garantita una partecipazione negli investimenti nei progetti petroliferi in cantiere.
Per suggellare l’accordo a breve Mohamed Bin Salman si recherà a Muscat.
Successivamente ci sarà un incontro ufficiale tra il sultano dell’Oman Qaboos Bin Said e il re saudita Salman Bin Abdulaziz.

 

Rocco Bellantone

www.lookoutnews.it

La politica estera dell’Oman è diversa dagli altri paesi del Golfo

La politica estera dell'Oman è un caso unico tra i paesi del Golfo: è un fedele alleato dell'Arabia Saudita, ma è neutrale nella guerra in Yemen e collabora con l'Iran. Questo atteggiamento particolare è comprensibile solo considerando la storia del suo sultano Qabus.
Di Diana Alghoul

Alla luce dei recenti sviluppi del conflitto nello Yemen, molti stanno cominciando a mettere in discussione la posizione dell’Oman e il suo rapporto con l’Iran e l’Arabia Saudita.
Ci sono state speculazioni dei media sul fatto che la politica dell’Oman si sta spostando più verso l’Iran e più lontano dall’approccio principale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG).
Questo dibattito, insieme a gran parte della retorica che riguarda l’Oman, di solito è focalizzato sullo svolgersi degli eventi senza alcun interesse per la politica estera e di difesa del suo governo, da oltre quattro decenni sotto il dominio del sultano Qabus Bin Said Al-Said.
Non è un segreto che tra tutti i paesi del CCG, l’Oman è quello con l’approccio più rilassato nei confronti dell’Iran; con difficoltà cerca di essere neutrale nella rivalità tra Iran e Arabia Saudita.
In parte, ciò è dovuto all’obiettivo del’Oman di mantenere una sua politica estera indipendente e possibilmente non-interventista.
Ancora più importante, in particolare rispetto ai suoi omologhi del CCG, l’Oman non considera la sicurezza attraverso la sua capacità di affrontare le minacce militari; al contrario preferisce mantenere un certo equilibrio, mantenendo sotto controllo le minacce esterne.
Tutto ciò assicura che che il minor numero di Stati e organizzazioni vedano l’Oman in sé come una minaccia.

Il rapporto del sultano Qabus con l’Iran
Prima di tentare di analizzare la percezione di sicurezza dell’Oman di sicurezza, è importante capire il rapporto del sultano Qabus con l’Iran.
Il sultano è salito al potere nel 1970 attraverso un colpo di stato contro il padre senza alcuno spargimento di sangue.
A quel tempo, ci fu una insurrezione comunista nella provincia di Dhofar, che minacciava la monarchia dell’Oman. qabusL’insurrezione iniziò nel 1962, quando il paese era gravemente sottosviluppato e la popolazione era scontenta verso il potere del padre di Qabus, il sultano Said Bin Taimur.
Il sultano Qabus prese il controllo del paese tre anni dopo che Yemen del Sud comunista dichiarò la sua indipendenza.
Il fatto che Dhofar confina con la provincia sudyemenita di Mahra fece temere che il successo della rivoluzione comunista si sarebbe potuta replicare in Oman.
Questo preoccupò non solo la leadership dell’Oman, ma anche le potenze occidentali che avevano tutto l’interesse nel fermare la diffusione del Comunismo nella regione.
Il sovrano dell’Oman è stato fortemente sostenuto dagli inglesi e dall’Iran, all’epoca forte alleato dell’Occidente.
Teheran dispose 4.000 soldati per aiutare l’Oman a sottomettere l’insurrezione. Nonostante il fatto che ciò sia accaduto mentre lo Shah era sul trono, anche dopo la rivoluzione islamica del 1979 il sultano Qabus ha mantenuto rapporti amichevoli con il governo rivoluzionario.
In questo modo il sultano ha cercato di assicurare che l’Iran escludesse ogni futuro qualsiasi intervento militare in Oman, se dovesse avvenire un’altra insurrezione.
Il ruolo dell’Oman nel corso dei negoziati tra i 5P+1 e gli iraniani, sul programma nucleare di quest’ultimo, ha dimostrato che non il paese del Golfo non si sente minacciato da un Iran più stabile.  Infatti nel 2012 l’Oman ha ospitato il primo incontro di negoziato tra i funzionari iraniani e statunitensi; ha continuato a incoraggiare e ospitare gli incontri tra le parti, alcuni dei quali si sono svolti nelle residenze ufficiali del sultano. I governi di Mascate e Teheran hanno utilizzato la revoca delle sanzioni contro l’Iran a proprio vantaggio, arrivando a parlare della costruzione di un gasdotto tra i due paesi.

La percezione della sicurezza di Mascate
La rivolta in Dhofar non ha solo formato la relazioni del sultano Qabus con l’Iran all’inizio del suo potere, ma anche modificato la sua percezione della sicurezza.
Piuttosto che cercare di guardare esclusivamente alla sconfitta dei partiti di opposizione o degli insorti militari, ha esaminato le ragioni socio-economiche che stanno dietro la rivolta di Dhofar.
Le condizioni che hanno ispirato la rivolta, ha concluso, erano una minaccia alla sicurezza importante per l’Oman come la rivolta stessa.
Di conseguenza, il governo del sultano ha condotto riforme di massa.
Dopo che l’Oman ha ottenuto l’indipendenza dagli inglesi nel 1971, ha iniziato a sviluppare l’economia attraverso la sua rendita petrolifera, che ha spianato la strada a una vasta gamma di progetti di sviluppo.
La strategia di sicurezza dell’Oman è stata messa alla prova durante la Primavera Araba.
Nel 2011 i manifestanti sono scesi in piazza per chiedere maggiore sicurezza finanziaria e un controllo migliore della corruzione nella struttura politica omanita. Invece di affrontare la situazione con la forza, come hanno fatto altri governi arabi, il sultano Qabus ha introdotto norme più severe per combattere la corruzione all’interno del governo.
Questo non vuol dire che il governo dell’Oman abbia sempre avuto un approccio tranquillo.
Decine di attivisti dell’opposizione sono stati incarcerati e molti hanno riferito di essere stati “torturati psicologicamente” durante gli interrogatori.
Rispetto ad altri stati arabi, però, il modo dell’Oman di trattare le proteste di questo periodo è stato il più reattivo in termini diplomatici.
Su tutti gli altri paesi della Primavera Araba, il Bahrein è più spesso messo a confronto con l’Oman tra i paesi membri del CCG.
Tuttavia, fin dall’inizio delle proteste, il Bahrein si è rivolto quasi subito ai militari per stabilizzare il paese. Non solo il governo di Manama ha  schierato l’esercito, ma anche altri paesi del Golfo hanno schierato le proprie truppe per intervenire in Bahrein.
Cinque anni dopo, il paese è ancora alle prese con importanti disordini.

Una relazione speciale con gli Huthi?
Quando la coalizione guidata dai sauditi guidata ha annunciato il suo intervento militare in Yemen, per bloccare la presa di potere da parte delle milizie Huthi e dalle forze fedeli al presidente deposto Ali Abdullah Saleh, Mascate si è affrettata a sottolineare la sua neutralità.
L’Oman è l’unico paese del Consiglio di Cooperazione del Golfo a non aver preso parte alla coalizione e insiste nel rimanere neutrale per favorire una soluzione politica del conflitto. Più di recente, l’Oman è stato accusato di essere vicino ai ribelli Huthi.
Nel corso dell’ultimo mese e mezzo, le forze di resistenza locali in Yemen hanno catturato alcuni camion omaniti carichi di armi iraniane, apparentemente destinate agli Huthi. Il ministro degli esteri dell’Oman ha negato che il governo o i servizi di sicurezza abbiano avuto alcun ruolo nel contrabbando di armi. Ha anche affermato che Mascate è disposta a chiarirlo direttamente con Riyadh, nel caso i sauditi lo ritenessero necessario.
È importante notare che mentre questo incidente ha sollevato qualche sopracciglia tra gli analisti del CCG, soprattutto dopo la preoccupazione espressa da un funzionario americano a proposito del contrabbando, Riyadh non ha ancora sollevato alcuna preoccupazione particolare riguardo al ruolo dell’Oman nel conflitto in Yemen.
La situazione di stallo in Yemen potrebbe significare che l’Arabia Saudita avrebbe apprezzato l’assistenza militare dell’Oman in guerra, anche perché la politica saudita è dominata da falchi. In questa situazione, bisogna guardare al Consiglio di Cooperazione del Golfo come a un gruppo. Ogni paese membro cerca di tutelare i propri interessi e gli interessi del resto del Golfo Persico, ma ognuno a suo modo.
Mentre l’Arabia Saudita continua a essere aggressiva, l’Oman è ancora percepito come una colomba, grazie alla sua stabilità diplomatica.
Per ora, sembra che i sauditi criticheranno la politica dell’Oman solo se ci sarà una prova esplicita e innegabile che Mascate stia tradendo gli interessi del CCG a favore dell’Iran.
I sauditi sanno di avere bisogno di una soluzione politica in Yemen. Anche se credono che si tratti di una guerra giusta, non è nell’interesse
delle parti in conflitto prolungare la guerra più a lungo di quanto sia ritenuto assolutamente necessario.
Ignorare la percezione omanita della sicurezza quando si analizza il suo ruolo in Medio Oriente è un errore che si è fatto troppo spesso.
La sua percezione della sicurezza è unica all’interno tra i paesi del Golfo. Se gli analisti non considerano la storia del rapporto del sultano Qabus
le con potenze regionali da quando è arrivato al potere, rischiano di sopravvalutare le dinamiche attuali, senza un contesto appropriato che è stato determinante nel plasmare la politica estera e di difesa dell’Oman.

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Giornalista inglese di origini palestinesi, ha studiato al King's College di Londra.  Collabora con Middle East Monitor. Si occupa in particolare di conflitti armati e diritti umani.
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L'Iran pronto a ricompensare il Sultanato per l'amicizia dimostrata

Nel vicinato, la Repubblica islamica dell’Iran ha ormai da tempo un unico amico: il sultanato dell’Oman. Questo piccolo regno situato in una posizione strategicamente invidiabile, sullo stretto di Hormuz e con un’ampia visuale sull’Oceano indiano, ha dimostrato una grande lungimiranza nel coltivare un rapporto osteggiato da molti.

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Attenti ai siti internet con dominio .om: potrebbero essere tutt'altro che omaniti..

Secondo gli esperti dell’azienda di sicurezza Endgame gruppi di criminali informatici stanno acquistando numerosi domini con estensione .om con l’intento di condurre attacchi noti come .

Molto spesso gli utenti in rete commettono errori di battitura quando digitano un indirizzo Internet nel browser e i criminali informatici cercano di approfittare di questi errori per dirottare gli ignari utenti verso siti da loro gestiti, che sono di solito una copia dei siti legittimi e sono utilizzati per servire malware oppure per attività di phishing. I criminali informatici registrano quindi un nome di dominio molto simile a quello di un dominio legittimo ed esistente, meglio se visitato da un numero considerevole di utenti.

Perché i domini dell’Oman?
Questi domini terminano per .om, ma proprio l’estensione .om potrebbe essere la risultante di un errore di battitura quando l’utente vuole visitare un dominio .com.

Gli esperti dell’azienda Endgame hanno scoperto che più di 300 domini sono stati acquistati dal crimine informatico, questi domini presentano la caratteristica di avere i nomi delle principali aziende occidentali come Dell, Citibank, Netflix e perfino Gmail.
Quindi immaginate che si voglia visitare la pagina di Dell e che per un errore di battitura finisca su dell.om invece che dell.com, a quel punto gli attaccanti potrebbero colpirvi in diversi modi.
Secondo Endgame questa campagna di attacchi di typosquatting è particolarmente insidiosa, iniziata in febbraio potrebbe continuare nelle prossime settimane.
Questa particolare campagna sembrerebbe aver preso di mira gli utenti Mac OS X, i criminali hanno messo a punto domini con estensione .om in grado di servire un malware agli ignari visitatori. La tecnica utilizzata è semplice: quando l’utente atterra sul sito gestito dai criminali gli viene proposto un falso aggiornamento di Adobe Flash ma in realtà si tratta un malware con finalità pubblicitarie noto come Genieo.
Genieo appartiene alla famiglia degli adware, viene diffuso mascherandolo alle vittime come un pacchetto di aggiornamento ad un software di uso comune come Adobe Flash. Quando la vittima accetta di installare il pacchetto, Genieo installa un’estensione nei vari browser supportati e presenti sulla macchina della vittima.

flashplayer

L’attacco è efficace anche contro utenti Windows, questi ultimi potrebbero essere inondati di messaggi che cercano di indurli a scaricare ed installare il software malevolo.
Le indagini condotte dagli esperti di sicurezza confermano l’evoluzione del preoccupante fenomeno: gli ultimi attacchi sono stati condotti utilizzando 15 differenti hosting provider nella maggior fisicamente locati in New Jersey.
Un’altra peculiarità di questi attacchi consiste nella natura dei server collegati ai domini acquistati dei criminali.
Tali server sono spesso macchine legittime non adeguatamente protette e pertanto abusate dagli attaccanti.
Altro elemento inquietante è che proprio lo scarso livello di protezione di queste macchine che potrebbe essere sfruttato da altri bad actor per attività ancora più pericolose di quelle condotte dagli attori dietro l’originaria campagna di typosquatting.

www.techeconomy.it - pierluigi paganini

Arrampicata sportiva: in Oman aperte nuove splendide vie.

Il report del climber francese Arnaud Petit che a gennaio 2016 insieme a Read Macadam e Alex Ruscior ha aperto una serie di nuove vie d'arrampicata sportive nella Valley of Giants a Wadi Bani Khalid in Oman, prima di scalare a Hadash e sulla montagna Jebel Misht.

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il Presidente Mattarella in visita in Oman

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato in visita a Mascate in Oman, al suo rientro dalle visite di Stato nella repubblica socialista del Vietnam e nella Repubblica di Indonesia.

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Anche il Dofhar diventa protagonista nella tutela dell'ambiente

 

SALALAH: Giovedì 3 settembre è stata inaugurata la sede della Società per l’Ambiente dell’Oman (ESO) per il Governatorato del Dhofar con il patrocinio di Shaikh Salem bin Aufit al Shanfari, capo della municipalità del Dhofar, e alla presenza di Sua Santità Sayyid Tareq Bin Shabib Al Said, Presidente Onorario di ESO.

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Si chiamerà Miraah (specchio) e sarà il più grande impianto fotovoltaico del mondo.

 

Mercoledì scorso la Petroleum Development Oman, società a maggioranza statale, e la statunitense Glass Poimt hanno annunciato congiuntamente di avere avviato il progetto per la costruzione di un impianto a energia solare di 1.021 megawatt per estrarre olio pesante dal giacimento di Amal, nel sud dell'Oman.

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In Oman si prevede una lunga estate rovente.

L’estate non è mai facile in Oman, ma i meteorologi, per quest’anno, prevedono per il Sultanato un’estate rovente , con temperature costantemente in crescita fino a valori di 49 gradi per tutto giugno e luglio.

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Crescita immobiliare continua. Ma serve il trasporto pubblico..

A parere del segretario generale del Consiglio Supremo per la Pianificazione, Talal Al Rahbi, la crescita della popolazione, la maggiore accessibilità economica, la scelta di puntare sul turismo come volano per incrementare il settore non petrolifero stanno sostenendo la forte espansione del settore immobiliare nonostante il crollo del prezzo del petrolio.

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Il ruolo e le sfide delle PMI in Oman; conferenza internazionale a Muscat

La National Bank of Abu Dhabi (NBAD) ha organizzato un summit economico che mette al centro il ruolo delle PMI nell’economia omanita e gli strumenti per supportarne lo sviluppo.
La conferenza si terrà  il 30 aprile presso l'Al Bustan Palace-Ritz Carlton, Muscat, Oman, in collaborazione con l'IPC Media Group.

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Classifica della "felicità mondiale" 2015: l'Oman al 22° posto. Al 2° tra gli stati del Golfo.

Nella classifica globale della nazione più felice, l'Oman ha registrato una rimarchevole performance classificandosi al 22° posto su 158 paesi.
L’Oman ha raggiunto un grado complessivo pari a 6,853 (su indice 10) secondo il “Rapporto sulla feclicità mondiale 2015” delle Nazioni Unite, pubblicato Giovedi 23 aprile.

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Tolleranza Religiosa a Milano

Promossa dal Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con il Ministero per le Fondazioni Religiose e gli Affari religiosi del sultanato dell’Oman, si è svolta, dal 4 al 23 febbraio,  la mostra “Tolleranza religiosa.
Un'esibizione itinerante che racconta attraverso tavole informative e alcune preziose testimonianze come l’Islam viene vissuto e praticato in una moderna società araba. 
La mostra é stata  allestita nelle sale dell’Appartamento dei Principi a Palazzo Reale; nelle venti tavole informative della mostra sono stati affrontati molti temi relativi alla vita sociale e religiosa dell’Oman.

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